La terza rivoluzione industriale

54371294_ad79ee1455_m.jpgLa prima rivoluzione industriale, nel XVIII secolo, ha cambiato per sempre il rapporto tra l’uomo e il lavoro, introducendo l’automazione meccanica nelle fabbriche.

La spinta meccanica e innovativa alla base della seconda rivoluzione industriale, nella seconda metà del XIX secolo, ha portato a scoperte tecnologiche e scientifiche delle quali ancora oggi beneficiamo.

Dalla seconda metà del XX secolo stiamo vivendo quotidianamente la terza rivoluzione industriale, quella più tecnologica e meno industriale: la rivoluzione dei trasporti, delle telecomunicazioni, dell’informazione.

La digitalizzazzione della nostra vita e l’aumento di informazioni e stimoli stanno configurando un futuro inaspettato, che racchiude anche un ritorno a dei valori dimenticati e un’attenzione maggiore allo sfruttamento del mondo in cui viviamo.

Quali valori dimenticati recuperare? E quanto le tecnologie e le innovazioni ci aiutano a ritrovare e riscoprire piccoli mondi antichi?

Foto di transCam

La terza rivoluzione industrialeultima modifica: 2009-02-23T11:14:00+00:00da avoicomunicare
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3 pensieri su “La terza rivoluzione industriale

  1. I valori maggiormente dimenticati riguardano il rispetto della persona, in quanto tale, e al suo sfruttamento a fini economici.
    Anche il dono degli organi, che rientra pure nelle nuove tecnologie, rischia di non essere etico. Pure l’accanimento terapeutico invasivo, se non è eseguito con fini veramente dediti al malato, rischia di diventare una macchina industriale per fare guadagni. Meno valore di questo? Io credo che sulla sanità il BADGET dovrebbe essere abolito, proprio perché rischia di spingere oltre i limiti, i valori che invece dovrebbe porsi.
    Altro valore che si dovrebbe recuperare è la tutela della famiglia. La tecnologia avanzata, dovrebbe essere sfruttata per favorire i rapporti familiari, alleviando le difficoltà di relazione e accudimento tra i suoi membri.
    In passato i sacrifici, cui sottoporsi, erano di tipo differente, quasi esclusivamente di sopravvivenza, oggi non è, quasi più così, dico quasi per via di questa recessione che incombe, cui le tecnologie non riescono a porre rimedio.
    Mi sembra che le innovazioni tecnologiche riescano a rendere sempre più agevole la vita di chi se le può permettere e non è invece contemplata per la gente meno abbiente. Si creano così sacche di povertà che possono sfociare nella criminalità o nell’abbandono.
    Con tutte le novità tecnologiche, non si riesce a scolarizzare tutti allo stesso modo. Tra gli anni ’60 e ’70 si era posto rimedio alla fuga dalle scuole a favore del mondo lavorativo. Si sono quasi perse le scuole professionali. Nessuno vuole imparare un mestiere e portarlo avanti. Idraulici, fabbri, elettricisti sono ricercabili come i laureati di un tempo, che oggi restano precari per troppo tempo. La tecnologia potrebbe essere utile anche in questo senso, se non entrasse solo nella logica del profitto, ma in quello di un più sano ed equo tenore di vita in generale.
    Questo sarebbe un modo di riscoprire i valori antichi!
    Anche l’artigianato vero e proprio, è un valore da mantenere e tramandare ma con i laboratori, le scuole col maestro, che si può far aiutare dalla tecnologia. Se l’oggetto che il turista porta a casa, identifica il luogo in tutte le sue forme: materiali, tipo di decoro artistico; diventa un’opera d’arte. Costerà un po’ di più, ma se il mercato lo presentasse, invece di certe paccottiglie inutili e brutte, che si trovano anche negli autogrill, sarebbe meglio.
    Sono andata un po’ fuori tema, eh? L’artigianato, che potrebbe sembrare in antitesi col tema in questione, invece può essere rivalutato dalla diffusione mediatica che ne fa Internet. Lentamente, questo sta già avvenendo, ma non c’è un vero interesse a divulgarne la passione e questo è un valore che potrebbe rientrare nel discorso che stiamo facendo.
    Tanti ragazzi si trovano a dover lavorare in modo precario, grigio e alienante, come per esempio: i Col Center (non so se è scritto giusto), lavoro modernissimo. Potrebbero invece imparare un mestiere che, con le innovazioni tecnologiche, sarebbe comunque più leggero di com’era svolto nel passato, recuperando però, quel valore aggiunto della propria imprenditorialità, inventandosi una giornata lavorativa, soddisfacente. Questo è un valore da recuperare. Lavorare per essere contenti di quello che si fa e non solo per i guadagni.
    L’Italia poi è una nazione in cui i valori antichi sono un bene preziosissimo, poiché i luoghi d’arte e paesaggistiche, si sposano con il turismo in maniera ottimale. Se poi dovessimo parlare della culinaria? Apriremmo un discorso infinito, perché credo proprio che, innovazioni tecnologiche incluse, in questo non ci batta nessuno, ed è un valore che ci riconoscono tutti gli altri paesi del mondo. Naturalmente, come si suol dire, la finiamo a: TARALLUCCI E VINO!
    BUONA VITA!
    Maria Giovanna

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