e(cological) business: una soluzione per il riscaldamento globale?

Forse nessuno di noi, mentre ordina un CD o ammira online la nuova collezione del proprio marchio preferito, pensa di contribuire alla riduzione del riscaldamento globale, ma l’American Consumer Insitute, l’associazione a tutela dei consumatori Usa, che da sempre si interessa ai rapporti tra tecnologia e ambiente, già dal 2007 sta monitorando come la diffusione dell’e-commerce stia contribuendo alla riduzione delle emissioni di CO2 grazie alla diminuzione di spostamenti, spazi e materiali necessari al processo di acquisto.

Ma non solo. Lo stesso Istituto ha recentemente diffuso uno studio secondo il quale, grazie all’affermazione di telelavoro e teleconferenze, nel 2020 le emissioni nocive potrebbero ridursi di un miliardo di tonnellate, pari all’11% del totale prodotto dagli Stati Uniti.
Questi non sono che degli esempi di come ora, anche nella nostra quotidianità, possiamo contribuire alla riduzione del nostro impatto ambientale grazie alla banda larga.

Quali altri piccoli accorgimenti potremmo adottare, in ambito lavorativo o nella vita di tutti i giorni, per far crescere questa tendenza? Quali altre attenzioni potremmo usare, o già usiamo, per dare il nostro personale contributo?

e(cological) business: una soluzione per il riscaldamento globale?ultima modifica: 2009-02-27T10:30:00+00:00da avoicomunicare
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2 pensieri su “e(cological) business: una soluzione per il riscaldamento globale?

  1. È già una gran cosa, per non dire un miracolo, che ci si orienti in questo senso. Alcuni anni fa la logica del profitto era prioritaria su quella dell’ecologia e del riscaldamento globale. Un po’ in ritardo, ma con furbizia, si mantiene il detto di utilizzare uno svantaggio a scopo vantaggioso. Il bisticcio di parole è voluto perché significa proprio che, a volte, le soluzioni sono così facili che non le percepiamo come tali. Dall’assunto “Nulla si crea e nulla si distrugge” si dovevano comprendere le facilità di soluzioni dei vari problemi in campo ecologico.
    Nell’ambito lavorativo, una delle soluzioni potrebbe essere il lavoro via Internet, con minori spostamenti di auto e quindi anche di meno inquinamento. In questo modo si potrebbero anche risolvere anche problemi di carattere sociale, come la carenza di nidi, mettendo in condizioni le lavoratrici madri di accudire ai propri figli, lavorando a distanza. Gli sviluppi in tal senso sarebbero notevoli e qualcosa si sta già facendo, credo.
    Il risparmio dei consumi di acqua, luce e gas potrebbero costituire un’altra bella fetta di contributo alla diminuzione di emissioni inquinanti. L’uso di fonti alternative utilizzate per le abitazioni, anche condominiali, non solo unifamiliari, per le fabbriche. Per queste ultime l’obbligatorietà di depuratori che consentano una pulizia delle scorie e degli scarichi prodotti per le lavorazioni più disparate.
    In Italia la strada da percorrere è ancora molta e non è detto che si procederà nella maniera migliore. Siamo comunque in ritardo e, con gli sprechi di risorse economiche che si sono prodotti e si continuano a fare i soldi per realizzare questi progetti si sono assottigliati- Vedi sprechi di aeroporti dislocati in zone inutilizzate o con pochissimi utenti. Il parametro è inadeguato. Spero che queste ricerche, condotte dall’American Consumer Institute, invoglino anche i nostri potenti, politici e industriali a rimboccarsi le maniche per salvaguardare la nostra bella penisola, con le sue isole, e il mondo intero.
    BUONA VITA!
    Maria Giovanna

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